Quando si scrive o si legge un libro, gli occhi vedono cose che non esistono.
Una realtà nuova ci circonda, è un mondo fatto di volti e orizzonti che solo la mente può vedere. Eppure le immagini sono talmente vivide da sembrare quasi il ricordo di un viaggio fatto qualche anno prima.
Ogni tanto capita di sollevare lo sguardo e cercare di visualizzarne i particolari, mentre le parole traducono su carta il ricordo di quei viaggi.
E così, una volta scritte anche le ultime parole de “La nostalgia dell’acqua”, le immagini continuavano a ronzarmi nella testa. La visione di Elsa, una delle protagoniste, che camminava tra i campi di grano, mentre le sue mani sfioravano le spighe mosse dal vento, era talmente nitida e ossessiva che temevo non mi avrebbe abbandonato più. L’immagine spingeva… aveva fame di venir fuori! Le parole non le erano bastate, era una fotografia silenziosa che nessuno a parte me riusciva a vedere.

Così, quando un caro amico con la passione per la fotografia mi ha parlato delle idee che gli aveva suggerito La Nostalgia dell’acqua, quando ho capito che le immagini nella sua testa erano tanto simili alle mie, non abbiamo potuto trattenerci dal dare voce anche a quel silenzio.
I giorni seguenti sono stati intensi, ci siamo improvvisati scenografi, truccatori, costumisti, sempre alla ricerca di luoghi che riuscissero ad evocare il mondo surreale descritto nel romanzo. È stata proprio questa la magia: catturare il particolare di una strada o una collina del nostro splendido Abruzzo e trasformarli nelle terre futuristiche delle colonie del futuro, magari senza inquadrare il guardrail che sonnecchiava a pochi metri dall’obiettivo.

La bellezza a volte sta nei piccoli dettagli, tanto quanto negli ampi panorami. Parafrasando le parole di Elsa, dalle immense vette in lontananza, al singolo filo d’erba…
A volte ci è costata anche qualche imprevisto… ad esempio il tremendo raffreddore guadagnato a tarda sera sugli scogli di una tempestosa Roseto degli Abruzzi, noncuranti delle onde vicinissime che sembravano fare di tutto per bagnarci da capo a piedi, oltre che della gente che dal lungomare osservava con sospetto gli strani uomini mascherati in mezzo al mare…

Eppure in quel momento ci siamo sentiti dentro il romanzo, incastrati tra le sue pagine. Sentivo quasi gli inseguitori alle mie spalle, mentre il mare infuriava appena sotto i nostri piedi.
Alla fine le nostre immagini hanno preso vita. Immaginate l’emozione di vedere proiettato su tela il frutto della propria fantasia. I personaggi avevano scavalcato le parole, trasformandosi in immagini silenziose.

Scrittura, immagini, musica… tutte espressioni dello stesso linguaggio, alcune sfiorano i nostri occhi, altre mettono in moto altri sensi.
Sto sfogliando le pagine del libro, leggendo passi tratti dal mondo a cui ho dato vita. Ogni tanto alzo lo sguardo, sorrido, e saluto Elsa, mentre la vedo camminare e accarezzare le spighe di grano arancione.
Parole e silenzio.
