Post pubblicato in www.controaliseo.ilcannocchiale.it, il 6 dicembre 2014 da Ugo Centi
ROSETO. Siamo nel 2023 e l’acqua si è… ammalata! Produce una vegetazione arancione e non si può più bere. Ma non per tutti. Quella potabile è privilegio di pochi. Tanto da cambiare la struttura sociale e del potere. Anche il rapporto uomo-donna non è più lo stesso. Tra la coscienza individuale e quella collettiva succede qualcosa…
È un romanzo di fantascienza “La nostalgia dell’acqua”, libro del giovane scrittore rosetano Antonio Masseroni, presentato questa sera alla Villa comunale. Un volume edito da “Artemia” di Mosciano S.Angelo, giovane ma già premiata casa editrice che cerca di dar voce ai nuovi autori abruzzesi. Come giovane è l’agenzia di Giulianova “L&L Comunicazione”, la cui titolare, Luisa Ferretti, ha cura la presentazione del libro. Presentazione a cui ha collaborato anche l’associazione “Informamentis”, anch’essa giovanissima, rappresentata da Lucia Prosperi. A fare gli onori di casa, a nome dell’amministrazione civica, c’era poi Mario Giunco, “storico” responsabile delle attività culturali rosetane.
“Questo libro è un filtro sul futuro”, ha detto Luisa Ferretti introducendo i brani letti molto bene dalla rosetana Nora Ruggieri davanti ad una sala stracolma non solo in tutte le sue 75 poltroncine, ma anche nei posti in piedi e nell’atrio della villa. Un futuro appunto di fantascienza (ma non tanto) di “una lotta con la natura che si ribella”. Raccontato da “uno scrittore autentico” come ha detto il professor Elso Simone Serpentini, che ha illustrato il filone letterario che si riallaccia al “genere fantascientifico nato nel 1952 con la famosa collana Urania”.
Quindi questa acqua che “si ammala”, questa natura che “diventa arancione” anche come metafora del crinale su cui siamo seduti e che affiora alla nostra coscienza magari durante le sempre più frequenti e virulenti alluvioni. L’acqua già oggi, ricorda Serpentini, manca ad un miliardo di persone. E se manca questa materia prima il mondo si militarizza per reprimere i “ribelli” che vogliono solo bere. Metafora dunque anche politica, specie di questi tempi quando in politica “manca in maniera endemica l’onestà”.
Insomma un libro intrigante, scritto da un autore, Masseroni appunto, che ha la “letteratura nel sangue”, come detto stasera, che già a dieci anni scriveva racconti e che da bambino, come non consueto regalo, ricevette una macchina da scrivere Olivetti. Come dire: scrivere come vocazione naturale.